Raccontare l’esperienza della cecità è quanto di più complesso possa esistere, perche richiede la sospensione di una parte fondamentale di sé stessi.

È difficile narrare con parole universali un’esperienza così personale e intima, e l’unico modo per farlo, per tentare di far comprendere le sensazioni, gli ostacoli e le emozioni che si nascondono dietro una disabilità, è partire dalla narrazione del quotidiano. E così ha fatto John Martin Hull, teologo australiano e professore dell’Università di Birmingham, il quale ha perso progressivamente la vista in seguito a diversi interventi chirurgici negli anni ’80. Dal 1983 John decide di tenere un diario vocale in cui registra le impressioni  derivanti dalla lenta discesa verso le tenebre, registrazioni confluite successivamente nel libro Touching the Rock: An Experience of Blindness, pubblicato nel 1990 e da cui è stato tratto il documentario Notes on Blindness (2016) dei registi James Spinney e Pete Middleton. La storia di John Hull è faticosa anche per lo spettatore che lo segue nella profondità delle sue riflessioni, perchè faticosa è la domanda “e se succedesse a me?”. Il dubbio, l’incertezza, il nulla lasciano spazio alla rinascita.

Un racconto che fa davvero comprendere quanto la vista sia uno dei doni più preziosi che possediamo.